8.3.13

tragicommedia-1



Il 30 agosto del 1985, nella Plaza de Toros di Colmenar Viejo, moriva "El Yiyo". Dopo una lidia artistica,  ballando al lato della morte, la sua stoccata perfetta raggiungeva il cuore del toro, "Burladero", lo scherzoso. Sicuro della giustezza del suo "tercio de la muerte", El Yiyo si rilassò per un istante. Quell'istante in cui, proprio come in uno scherzo, Burladero decise che quei pochi secondi che lo separavano dalla morte ormai sentenziata non sarebbero passati invano.

Incornò a El Yiyo un prima volta, scaraventandolo per terra. Dalla polvere lo sollevò, fino a che il suo corno riuscì a trapassargli il cuore, spezzandolo in due. Per un attimo i due corpi, entrambi morenti, sono rimasti fermi, sospesi, nel mistero che unisce la vita e la morte. Poi solo la seconda. Per entrambi.


Monumento al "El Yiyo", a Colmenar Viejo

4.3.13

Sporcatevi la maglia.

l


Era dall'autunno del 2001 che non si giocava uno Spezia - Livorno allo stadio "Picco". Quindi già ad agosto, una volta uscite le date del calendario della serie B (scusate, serie Bwin, sai com'è..), il 2 marzo 2013 è stato da me segnato con l'evidenziatore giallo, non rosso perchè bisognava capire se per le esigenze televisive sarebbe stato un anticipo del venerdì, un posticipo del lunedì, o una partita del mezzogiorno della domenica. Giusto per capire quando prendere il biglietto del treno (maledetti!). Comunque, vuoi per l'anonima stagione degli aquilotti, dati nel calcio mercato estivo come squadra da promozione, vuoi per una casuale decisione, la partita viene confermata per  sabato pomeriggio 2 marzo alle 15.
Vivendo a Roma mi sono dovuto svegliare alle 6 e 30 del mattino, prendere il treno, arrivare a Massa Centro, farmi venire a prendere da mio padre, mangiare un pezzo di focaccia al volo, mettere la sciarpa dello Spezia al collo e scendere per strada aspettando il Pozzi con la sua carretta, direzione stadio. Ora, è innegabile che è un discreto sbattimento, oltretutto neanche economico, e razionalmente non c'è niente di sano nel fare tutto questo, lo so per certo, ma non ne posso fare a meno, quindi posizionato il mio posteriore su un gradone della Curva Ferroivia, birra in mano, sigaretta in bocca, tutti i dubbi si diradano ed inizia a salire quella tensione che gli inglesi, hanno chiamato derby. Un derby dei tanti che vedono lo Spezia rivaleggiare con le altre città toscane del Tirreno, ma sempre un derby, di quelli sentiti.

Prima osservazione. Gli Ultras del Livorno non ci sono, o almeno, c'è una sparuta rappresentanza, tipo 50, con uno striscione "Milano Amaranto". Già, duri e puri, non è ironico, gli Ultras livornesi non hanno mai fatto la tessera del tifoso, quindi a Spezia non possono venire. Questi sono livornesi che deduco, vivendo a Milano hanno fatto un club e non risultando residenti a Livorno hanno potuto acquistare il biglietto. Già questo smorza di una bella quota l'appeal di un derby. Dall'alto dell Curva Ferrovia, alle volte a partita già iniziata, vedere attraverso l'arco storico dello stadio il corteo dei rivali affluire mentre ti offendono, stare zitti fino a che non hanno riempito la loro curva, e poi...invece nulla. Siamo soli. Vabbè. Vediamo di vincere.
Partita dai toni blandi, i giocatori tra di loro non lasciano trasparire l'emozione della partita speciale. Solito errore difensivo dello Spezia e 1 a 0 per gli amaranto. Pure il tifo scema dopo un avvio promettente, ma neanche troppo. Il match non decolla, lo Spezia non demerita ma nell'ennesimo errore di un nostro centrale il Livorno ci punisce. 2 a 0. Qualche minuto dopo accorciamo pure, ma poi non si produce più nulla, a parte le tre  birrette che rinfrescano la mia gola, e mi fanno pisciare a fine partita. I cessi delle curve sono dei saggi del "messaggio da cesso". Ma questa è un'altra storia. La storia qui è che mi sono fatto tutto sto viaggio, ho speso dei soldi per vedere una partita come altre, una partita che mi sarei potuto tranquillamente vedere dal divano di casa mia, con la sigla della serie Bwin, non un derby, non lo Spezia- Livorno che avevo lasciato dodici anni fa.. Non è stata la sconfitta a deprimermi, ci sta, anzi no, ma nello sport ci sta, è stato che mi sono accorto che lo Spezia in questi anni è diventato una squadra di calcio che serve al buisness, e i suoi tifosi, me compreso, dei consumatori. Come degli juventini, dei milanisti, come quelli li. Solo che è lo Spezia, non la Juve o il Milan.

I ricordi, mentre si torna alla macchina , vanno agli anni Ottanta, quando si navigava a vista, serie C2, fallimento, Eccellenza, serie D, poi torna C2, e una squadra che già ad inizio campionato è tecnicamente fallita, e ai giocatori non vengono pagati gli stipendi. La squadra comunque gioca, non molla. 10 mila spettatori ad ogni partita, 2, 3 mila in trasferta con punte di 4 mila a Lucca e Pistoia. In campo giocatori che vivono la città, la gente, calciatori che non faranno mai la serie A, ma alla squadra, al tifo, alla gente di Spezia ci tengono, si sentono parte del tutto, di una città sfigata, rovinata dall'industria e dai militari, dove dopo le 10 di sera di aperto rimane solo il bancomat (cit. di Vergassola), dove in quegli anni a Piazza Brin a farla da padrone è l'eroina, dove in Curva alla fine di ogni partita oltre alle carte conti anche le siringhe lasciate per terra. Ma poco importa, a Spezia, lo Spezia, è stato per molti l'unico momento di unione della città, insomma quelle storie di orgoglio riscattato, e roba così. Quella dell'85-86 è quindi una stagione mitica, si arriva secondi, promozione in C1, nonostante nessuno veda uno stipendio e i giocatori mangiano nelle trattorie della città senza pagare, gli affitti, molti, abbonati, e tifosi che fanno le collette per pagare i pullman alla squadra. Qull'ultima giornata in casa, contro la Pistoiese, Spezia avanti  solo di 2 punti, vale quindi il secondo posto e la promozione diretta. La partita finirà 2 a 2. E' la squadra di Bepi Pillon, Luciano Spaletti, Telesio, Sergio Borgo, gente che dal Picco esce con la maglia che di bianco non ha più nulla. Gli anni successivi si rischia la serie B, sopratutto nell'88-89, persa all'ultima giornata a Lucca, 5 mila tifosi in trasferta, con la squadra di Orrico che ci batte 3 a 1 e sancisce l'addio ai sogni di gloria. Poi è storia recente, la passione non cala fino al 2006 e al raggiungimento dopo 50 anni della serie cadetta. Ma da li, l'ennesimo fallimento, il cambiamento di proprietà e l'arrivo di un miliardario, che chissà perchè, si prende la briga di farci risalire. Dalla serie D alla B in 4 anni, ogni anno 20 giocatori nuovi, allenatori, direttori sportivi, in società più nessuno di Spezia che conti per davvero. Giocatori pure dai nomi altisonanti per questi lidi, ma che ne possono sapere di cos'è per noi tifosi uno Spezia -Livorno se stanno in città da 4 mesi, e quello che c'è da più tempo non raggiunge l'anno?

"Luciano uno di noi". Spalletti nello Spezia ha giocato in tutti i ruoli, tranne in porta. Nel 2006, per il centenario, chiese a Totti e compagni di anticipare l'allenamento del lunedì alla mattina perchè nel pomeriggio con la sua macchina raggiunse il Picco per i festeggiamenti. Anni addietro, la notte prima di Spezia - Prato, mentre gli Ultras "costruivano" la curva con i ferro tubi per far giocare la partita al Picco, Luciano portò la squadra alle due di notte a far vedere quella scena ai suoi compagni. In campo erano dei leoni per davvero il giorno dopo. Se escludo Sansovini, che per carattere si impegnerebbe anche se giocasse nel Lokomotiv Colleoni, non vedo più quel modo di vivere il calcio, sopratutto in provincia, che rendeva queste squadre speciali, diverse. Sembra tutto uguale, tutto omologato. Magari, se questo presidente ci porterà come dice in serie A, mi rimangio tutto, fa parte dell'incoerenza del tifoso, ma sabato scorso ho rimpianto la serie C2, la C1, quei Spezia -Pisa con più poliziotti che tifosi, quello Spezia - Alessandria vinto 2 a 1, con rigore parato dal nostro Hugo Rubini al 94esimo, dopo novanta minuti di pioggia, e una polmonite che mi aspettava di li a qualche giorno.

Questa è la storia di una squadra che non fa certo delle vittorie, anche se si potrebbe aprire il capitolo dello "scudetto" di guerra, ma non lo farò, il faro del suo fascino. Il suo fascino lo fanno i suoi tifosi, gente di mare, di porto per davvero, il suo stadio, piccolo e inospitale, da dove si vedono le gru dell'arsenale militare, i fumi della ciminiera dell'Enel e in lontananza le cime innevate delle Alpi Apuane. L'odore dello Sprugola, il canale di scolo del porto, odore di putridume e melma, il sole contro gli occhi del portiere sotto la curva piscina, nei primi tempi, e durante la primavera, anche nei secondi. La gente che mugugna sempre, quelli dei distinti che seguono per tutta la partita il guardalinee per sputargli addosso, e gli "addetti" agli allenatori, sia gli ospiti che i tuoi. Si piazzano dietro le panchine (per chi non fosse mai stato al Picco, a meno di un metro di distanza...) e offendono il loro obiettivo per tutto il tempo dell'incontro. Le coreografie con la carta igenica e i candelotti di segnalazione. Frione che intona "O bela Speza", e alla fine, quando pronunci l'ultima frase, sai che è così, ma un po' ti commuovi lo stesso.

"Non sei Milan, non sei Paris, ma noi ti amiamo così! La, lallala, lalallala, ...."

http://www.youtube.com/watch?v=YhT14nCtq3U

PS: mentre scrivevo questo post, mi sono imbattuto su questo sito, il tipo è davvero uno sfiammato serio, a cui va tutto il mio rispetto. Cercate anche la storia delle vostre tifoserie, se le ha compilate.
http://www.pianetaempoli.it/2012/11/30/lavversaria/curva-ospiti-spezia-la-sua-tifoseria/



1.3.13

2013 anni.


In questi giorni pensavo da quanta enfasi, attenzione mediatica, letture storiche e filosofiche, venivamo sommersi dalle televisioni, dai giornali. Tutti a cercare di capire e di spiegare i perchè di un ritiro del Papa. Sopratutto l'evento è stato ricordato come storico. Seicento anni fa, tanto è passato dall'ultima volta che un Papa se ne andasse dal soglio, senza essere per forze disteso dentro una bara.
Premettendo che a me, personalmente, non me ne può fregare di meno, della Chiesa, dei cattolici, del Papa, di Dio e di quelli che ci credono, e che ho pure avvertito una certa noncuranza generale tra la gente (comunque il Papa, anzi l'ex Papa, di fame non muore, la gente magari deve iniziarsi a preoccupare), mi ha fatto specie questo tentativo forzato di trasmettere la cosa come un evento fuori dal mondo terreno, speciale, provando a dargli quelle emozioni che Dante ha lasciato impresso meglio di chiunque altro nella descrizione di Celesitno V, facendolo peraltro come 'na chiavica, mentre ai giorni nostri il tentativo era contrario.  Appunto, premettendo tutto ciò, mi sono fissato su come è vecchia la Chiesa. L'Istituzione Chiesa. 2013 anni di vita. Tutto è cambiato in questi ventuno secoli. L'Impero, i comuni, le Signorie, la monarchia, la musica, i luoghi, le città, i mezzi, i vestiti. La Chiesa invece resiste, ogni tanto si è riformata, ma la parola riforma sottintende non un cambiamento ma una forma che segue la precedente, altre volte si è controriformata, perchè andava meglio prima, ma l'Istituzione è sempre quella. La lingua della liturgia sempre quella. Dio, Gesù Cristo, la Madonna, gli apostoli, sempre gli stessi. Qualche santo nuovo, sempre meno, qualche canzone nuova dei Boy scout, e poco altro. 
E allora ho pensato che Benedetto XVI, semplicemente, si sia levato di mezzo come un qualsiasi vecchio amministratore fa nella sua azienda, nel suo posto di comando. Si sia stancato. 
Me lo immagino seduto in una sedia, quasi cecato, mentre gli dicono che il Card. tal dei tali aveva fatto sto guaio, che ce stavano i froci che sfilavano per Roma, che l'altro s'era inculato i soldi, che bisognava andare a trovare i fedeli a Cuba, e poi in Messico, e che a un certo punto lui abbia iniziato a rispondere semplicemente che era stanco, e se ne sbatteva il belino dei froci, dei preti pedofili, dei preservativi, di Casini e di Bagnasco. 
"Ma non può rispondere così Sua Eccelenza! Lei è il Papa!" 
"E sai com'è? Mi sono rotto il belino di fare il Papa. Mi dimetto. Sceglietevene un altro."
Certo, forse pure twitter gli deve aver dato una bella botta, scoprire di colpo che la Chiesa ha 2013 anni ed è impotente contro quello che più spaventa un religioso, un evangelista che deve evangelizzare, l'indifferenza. Perchè una volta il nemico era l'ateo, il comunista, l'ebreo, il mussulmano, ci doveva essere uno scontro, in cui il mio potere batteva il tuo. In 2013 anni ne ha passate di tutti i colori. Le persecuzioni, il Colosseo, le catacombe, i Longobardi, Attila, Carlo Magno, l'Islam, le Crociate, i guelfi e i ghibellini, e mi fermo qui. Ma contro l'indifferenza non c'è niente da fare. La Chiesa, dopo 2013 anni, è talmente vecchia, che è caduta piano piano nell'ignavia del mondo reale, quello sociale, dove non ha più una reale importanza. E' rito e abitudine. Ha potere, molto, mantiene la sua posizione, non crollerà di certo, ma non c'è niente di eccezionale, ma molto di umano in un uomo, che con impertinenza fa notare a tutti che ormai solo gli sfiammati credono che il Papa sia scelto da Dio e parli con lui. Aspettiamo quello nuovo, sperando che se intende riformarla sta Chiesa, si parla di questo, almeno parta dalla parola di Cristo, che avrà pur 2013 anni, ma dimostra di meno, molto di meno degli anni che ha. 

14.9.12

La Ruota della Fortuna



Se questo vince le primarie, e dopo diventa Primo ministro del Paese, mi dispiace per la prematura morte di Mike Bongiorno, poteva diventare Presidente della Repubblica, in fondo l'ha scoperto lui questo talento delle vocali. Meglio di Berlusconi? Non so, inizio ad invecchiare, forse diventerò conservatore, ma mi sembra che va sempre peggio, non vorrei arrivare a rimpiangere il ventennio berlusconiano, in fondo ha avuto ben 7 anni di interruzioni, quindi è durato meno, il periodo Andreottiano già lo rimpiango. Il PCI al 33%, la Dc governava, ma facevamo paura, o almeno, facevano, io avevo 6 anni.

Lavoro per un'associazione che si occupa di salvaguardare la memoria degli antifascisti, perseguitati politici dal regime, condannati dal Tribunale speciale. Suddetta associazione pubblica da settant'anni  un mensile, "L'Antifascista" per l'appunto. Decidiamo, anzi decidono, i capoccia, di spedire a tutti i senatori, comrpesi quelli a vita, e a tutti deputati del centro, e del centro sinistra, una copia omaggio del giornale con lettera d'accompagnamento per la promozione dell'associazione, dei valori dell'antifascismo, della Costituzione, bla, bla, bla.

Mesi dopo, posso affermare, che di tutti solo due hanno risposto abbonandosi. Berlinguer e Giulio Andreotti.


14.5.12

IL BAR "TRONFI"

Sullo o a 2, 35° del secondo tempo se non sbaglio, goal di Carbone, decidemmo che era giunto il momento di spegnere la radio. Così, un poco mestamente, io e il fido Pozzi, iniziammo l'ennesimo peregrinare della domenica pomeriggio lungo le corte vie di Sarzana. Le famose "vasche", che più le facevi lente e più  giungeva prima l'ora di tornare a casa. A 17 anni, con qualche aiuto, non era troppo sforzo rallentare il mondo che ti circondava. Quel pomeriggio però l'orario del ritorno a casa poteva venire posticipato anche di una buona mezz'oretta, forse qualcosa in più, visto che tanto 90° minuto era meglio evitarlo.

A Sarzana, quando non si aveva una radio appresso, e si era appunto in giro a bighellonare, l'unico modo, o almeno il mio preferito, per conoscere i risultati delle partite di calcio era passare davanti alla vetrinetta del "Bar Tronfi". Bar piccolo, stretto e lungo, su via Pietro Gori ( anarchico autore delle parole di "Addio Lugano Bella", per chi non lo conoscesse).
 Appena si entrava nel bar sulla destra trovavi il bancone, che occupava tre quarti dell'ambiente, in fondo un'altra sala con solamente un biliardo, con un margine di distanza dalle mura per niente regolamentare. Gli avventori, vecchi poco affabili per lo più,  la domenica erano rinchiusi nel loro religioso silenzio meditativo, intenti solamente all'ascolto della radiocronaca delle partite.

 Per quello le nuove leve, ben più rumorose, erano senza accortezze invitati a non oltrepassare l'ingresso del bar. Ancora prima di chiedere qualsiasi cosa, un caffè, un pacchetto di caramelle, uno stravecchio, la risposta, se avevi meno di sessant'anni, era "No!". Logicamente durante il campionato, sapendo che in quel locale si ascoltava la radio, tutti entravano, o meglio, sarebbero entrati per chiedere il più classico dei "Quanto fa l'Inter? Ah... e il Milan? ah... e la Juve? e l'Ascoli?..." e così via, uno dopo l'altro. I due proprietari, due fratelli ex pugili, antifascisti da sempre, più sui novanta che sugli ottanta, (si raccontava, anzi, mi raccontava Paolino, sindaco di Sarzana dal '48 al '72, che durante il ventennio, le camice nere non osavano mettere piede nel bar, quindi capite che il timore che ci avevano trasmesso non era infondato...) gestivano da sempre quel posto, e a turno, tra il rimboccare un gotto di vino, o versare un bicchiere di "bionda", quando i risultati cambiavano, segnavano su un foglio scritto tutto a penna, nomi delle squadre comprese, l'avvenuto cambiamento di situazione. 

Foglio che poi esponevano sopra un piccolo leggio a favore di strada, nella vetrinetta del bar. Tu passavi e ti fermavi a guardare i risultati. Poi, se capitava mentre eri lì, che uno dei due fratelli si riprendeva il leggio, voleva dire che un risultato era cambiato, allora aspettavi per vedere cosa era successo. Capitava pure alle volte, vuoi per via dell'età, vuoi per errori umani, che si sbagliavano ad aggiornare le partite, così tu ti muovevi continuando la vasca su un Milan-Roma 0 a 1 e tornavi dieci minuti dopo che il risultato era 2 a 0 per il Milan, e non capivi il  perchè. Anzi, lo capivi benissimo, e se eri romanista pure bestemmiavi.

Comunque, quel giorno insieme al Pozzi evitammo pure di passare dinnanzi al bar Tronfi, o almeno, troppo vicini. Non ricordo che facemmo, due chiacchiere con qualche amico in piazza delle corriere, un  pezzo di focaccia con la farinata dal Lozzo, una sigaretta sugli scalini di Sant'Andrea, dieci giri lungo l'anello via mazzi-piazza Matteotti-Via Landinelli-Piazza Garibaldi, forse tutto questo, forse meno, sta di fatto che verso la fine delle partite, mancava un quarto d'ora, ci ritrovammo nuovamente davanti al Bar Tronfi, la folla come sempre che si accalcava davanti alla vetrina per quei minuti finali era maggiore in numero e più stanziale. C'erano personaggi che non si muovevano da li fino a che i risultati, che durante il corso delle partite venivano scritti in penna blue, non apparivano in penna rossa, segno della sentenza finale.

Quello 0 a 2 che diede inizio a tutto il nostro scoramento, era il risultato del primo tempo di Juventus- Fiorentina. Ci avvicinammo, giusto per vedere gli "altri" che avevano fatto. Non era cambiato niente, sempre si perdeva per due reti. In quel momento il leggio tornò in mano a uno dei due fratelli, s'incurvò a scrivere, e riposò il foglio. 1 a 2. La tiepida esultanza di qualche juventino, noi due compresi, il tempo per due ovvietà da mondo del calcio e il leggio spariva nuovamente. Riapparve. 2 a 2. Questa volta l'esultanza si fece più seria. Preso dalla foga oltrepassai l'ingresso del bar: "Chi ha segnato?" "Doppietta di Vialli". 

Iniziammo, io e il Pozzi a percorre quel pezzetto di Via Pietro Gori avanti e indietro, guardando con l'occhio se succedeva qualcosa. Cinque minuti, sette, dieci. Più volte quel leggio tornava nelle mani dei Tronfi, più volte riappariva senza che il 2 a 2 fosse scalfito dall'inchiostro della penna. Poi, come molti ricorderanno, cambiò. Era l'87° minuto. 3 a 2. Esultanza forse smodata, abbracci con altri gobbi presenti davanti al bar come noi. Si decise di andare allora dalla Valeria, un vecchio alimentari in via Mazzini, a comprare una bottiglia di spumante. Ripassammo però a vedere quel risultato scritto con la penna rossa. Al suo fianco, forse per la prima è ultima volta, era apparso un nome scritto in stampatello: DEL PIERO. 
Per lo stesso motivo per cui esisteva quel foglio, i Tronfi avevano scritto il nome dell'ultimo marcatore, così nessuno sarebbe più entrato a chiedere che aveva fatto quel goal. DEL PIERO.

Fu così che, dopo aver bevuto alle cinque del pomeriggio una pessima bottiglia di spumante di infimo livello che tornai a casa sul mio "Si" bianco, (65Pinasco, carter Polini allegeriti, 19 e marmitta Polini castrol 1, overdrive Malossi), e ammirai il goal di Alex.

Il bar Tronfi sono anni che non c'è più, al suo posto prima una yogurteria, poi un bar trendy, ora non so, forse un'agenzia immobiliare. Quei vecchi dentro neanche, da Sarzana quella tipologia di vecchio, è sparita. I due fratelli Tronfi sono morti da anni, così come non ha più il negozio la Valeria, il Pozzi è sposato e ha un figlio, che è pure il mio figlioccio, Filippo Leone, io vivo a Roma e tutto questo mi sembra un ricordo lontano. Tutto tranne Del Piero, almeno fino a ieri pomeriggio. E a  chi mi chiede come ci si può emozionare per un' ultima partita di uno che ha fatto i milioni sugli imbecilli come me, come si fa a seguire ancora questo calcio, le scommesse, le televisioni, le finte bandiere, le polemiche, gli ultras, la politica, la crisi economica, l'anti cultura, la cultura e fate un po' voi, non riesco a rispondere. In fondo sono passati solo diciannove anni, e le lacrime ieri mi hanno riempito gli occhi, io che non piango mai non sono riuscito a trattenermi, e un sorriso, pensando al Bar Tronfi mi è apparso sul viso. Peggio per voi se non eravate juventini quel 4 dicembre del 1994, peggio per voi.



21.3.12

RIVOLUZIONE - 2

L'Europa ci chiede di dare più flessibilità in uscita. Poi ci chiede di tagliare i costi del welfare. Poi, quando saremo dei servi, dovremo solo servire, perchè penseremo di non servire più a niente. Le aziende, che facciano profitti, o non facciano profitti, sempre si dividono i dividendi. I manager si prendono i bonus, milionari, e anche quando li cacciano, perchè hanno portato sul lastrico l'azienda, vedi i casi Alitalia e Finmeccanica, lo stesso si prendono liquidazioni milionarie. I politici vanno in pensione, se parlamentari nazionali o regionali, dopo 5 anni di servizio. Mia madre, che fa le pulizie in un supermercato, ed è del 1952, è costretta a lavorare fino al 2017 quando avrà 65 anni, dopo aver iniziato a lavorare, in nero prima, a 12 anni. E non s'incazza. Dice che è ingiusto, ma poi non fa niente. Allora, penso, mi devo incazzare io per lei, ma poi non ci riesco, e alla fine ci scherziamo su, sulla sfiga che sembra sempre vederci benissimo. Il problema è che sento troppe sfighe in giro, di gente che continua ad esserlo sempre di più, sempre allo stesso modo. 

Ora, con la nuova riforma del lavoro dicono che ci saranno meno contratti a termine, e che gli stessi costeranno di più, per far si che le imprese assumino a tempo indeterminato. Ma poi si modifica la libertà di licenziare e quindi il contratto a tempo indeterminato non sarà più veramente a tempo indeterminato, se no che contratto a tempo indeterminato è? Il problema è questo aggettivo, "indeterminato". In poche parole vuol dire, "non si sa", non ha un termine, ma non vuol dire per sempre. 

Neanche prima voleva dire per sempre. Inutile che ci fanno credere che era così. L'anno scorso in Italia sono state licenziate più di 600.000 persone con contratto a tempo indeterminato, che ad un certo punto, a quanto pare, per questi 600.000 ha avuto un termine. E' quindi diventato un contratto a tempo indeterminato con un termine. Il più delle volte è un termine improvviso. Spesso ingiustificato. Molto spesso è conseguenza dell'arricchimento di azionisti di quell'impresa, che prima hanno diviso per anni gli utili o i presunti utili, e poi, quando il limone era spremuto, hanno detto che non c'erano più soldi e quindi poco c'era da fare. Con la nuova legge del lavoro questa situazione si moltiplicherà, per cento per mille. Serve sopratutto alle grandi imprese, serve, secondo quanto dicono loro, a rendere il nostro mercato più competitivo. Se in Germania un dipendente VW prende 3000 euro al mese, come cazzo fa ad essere competitivo? A parità di prezzo comprereste anzi una Fiat o una VW? La seconda direi, ecco spiegato perchè l'operaio tedesco prende 3000 euro al mese e la VW si avvia a diventare la prima casa automobilistica per vendita al mondo. C'è altro da dire? 

Allora la vera rivoluzione in questo paese, che non risolverebbe tutti i problemi ma migliorerebbe la vita di molti, è fare le cose fatte bene. Far lavorare la gente giusta al posto giusto.  Tipo Luca De Meo, direttore marketing della VW, e non della Fiat.




20.3.12

RIVOLUZIONE.

Giornata passata tra uffici ieri. Prima al centro per l'impiego, poi all'INPS. Il tutto per fare richiesta di un sussidio di disoccupazione a requisiti ridotti, poca roba insomma. Nelle settimane precedenti mi ero fatto iniviare dall'INPS il mio pin personale, per poter accedere alla mia pagina. Di ritorno a casa quindi, mentre scaricavo i moduli per stamparli, ho deciso per la prima volta di fare un viaggio dentro al mio conto previdenziale.
A 34 anni, mi ritrovo con 2 anni e 13 settimane di contributi, minimi, pagati. Cosa vuol dire, che se continua così, grazie a questa riforma delle pensioni, completata dopo anni di riforma dei contratti di lavoro atipici che non prevedono contributi reali, mi ritroverò a 67 anni, forse, con 85 euro di pensione al mese. E non è uno scherzo, ne un'ipotesi lontana o non veritiera. Per la verità lo sapevo, cioè, me lo immaginavo, ma vederlo per la prima volta scritto mi ha fatto effetto. Mi è salita una rabbia non conosciuta prima, razionale. Mi state sfruttando da anni, ci state sfruttando da anni. Ora, è da una settimana che si discute sulla flessibilità nell'uscita dal lavoro. 47 contratti, di cui solo due ti tutelano, e uno neanche troppo, non sono abbastanza per creare flessibilità? Di cosa ci stanno parlando? Se insieme ci hanno messo che la pensione sarà contributiva, e che nella maggior parte di questi contratti assurdi i contributi non sorpassano il 23/33% del reddito, e che lo stipendio mediamente è, per stare larghi, mai più alto di 1200 euro, ma proprio per stare molto larghi, com'è che non scoppia ancora una Rivoluzione? E' difficle da spiegare così? Allora la spiego semplice per come l'ho capita ieri: a meno che non si ha qualcosa che ti lasciano i genitori, e camperai con quello, nel caso contrario ci sono parecchie possibilità che si formi una massa di milioni di poveri vecchi, con figli e nipoti ancora più poveri. Allora forse si farà qualcosa? Devo aspettare di diventare vecchio?